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Lukish

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I miei amici dicono che spesso son ripetitivo e spaccamaroni,ma anche buono...troppo buono....mi hanno anche assagiato una volta
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September 02

La Fine del mondo?

"Fermate il test sul Big Bang o la Terra sparirà"
 
L'esperimento fra 10 giorni. Guerra tra scienziati: "Un buco nero ci inghiottirà" Il Cern di Ginevra: nessun rischio. Ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani.
 
LONDRA - Per gli studiosi che si apprestano a spingere il pulsante d'accensione, si tratta di ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il Big Bang: ovvero di riportarci indietro nel tempo sino al momento della creazione del nostro universo, all'inizio del mondo.

Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori l'esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta. Così, all'ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.

Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.

Qualcuno, tuttavia, teme che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c'è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l'acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent'anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.
Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni e polemiche perché è il più grande mai costruito, con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l'altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare eventualmente a un risultato del genere, per le difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro l'acceleratore.

Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro Ricerche Nucleari di Ginevra: "Il ricorso non introduce nessun argomento che non sia già stato esaminato e respinto in passato, se questi esperimenti fossero rischiosi lo sapremmo già".

In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10 settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire, darà luce verde all'iniziativa: che non sarà la "fine del mondo", ma un po' di curiosità al di fuori dei confini della scienza, in questo modo, l'ha ottenuta.
 
IL BELLO ARRIVA ADESSO.
 
Lhc, via libera da Strasburgo "L'esperimento vada avanti"
 
STRASBURGO - Via libera anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'esperimento del Cern che, grazie all'acceleratore "Large hadron collider" (Lhc), cercherà di riprodurre le condizioni immediatamente successive al Big Bang che ha generato l'universo. I giudici si sono pronunciati dopo la denuncia di un gruppo di ricercatori, convinti che il test genererà un buco nero in grado di risucchiare il pianeta.

La causa. Gli oppositori dell'esperimento, guidati da Markus Goritschnig, si erano rivolti alla Corte di Strasburgo, chiedendo che venissero applicate misure di blocco nei confronti dei venti paesi membri del Cern, il Centro europeo per la ricerca nucleare responsabile del progetto. Secondo Goritschnig e gli altri, gli Stati che collaborano al progetto sarebbero responsabili della violazione dell'articolo 2 e dell'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani, ovvero il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. La Corte ha tuttavia ritenuto che nessuno di questi articoli fosse stato violato dando così il via libera definitivo all'esperimento.

Gli esperti. Sull'apocalisse paventata dagli oppositori, si è espresso anche il mondo della scienza italiano. E' sicuro del buon esito dell'esperimento il presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare Roberto Petronzio: "Questi scenari apocalittici non hanno alcun riscontro reale. Da Lhc non arriva nessun pericolo. L'allarme lanciato è basato su congetture e ipotesi e non su riscontri reali". Stessa posizione anche per il presidente del Cnr ed ex direttore generale del Cern Luciano Maiani: "L'esperimento è da considerare a rischio zero, relativamente a quanto quest'espressione possa essere utilizzata in fisica: è stato giusto porsi il problema ma esso non ha un fondamento tale da indurre preoccupazioni".
Il test. Il primo utilizzo dell'LHC, il più grande acceleratore di particelle mai costruito, con un diametro di 26 chilometri e costato circa 6 miliardi di euro, si terrà come da programma il prossimo 10 settembre al Centro di ricerche nucleari di Ginevra. La speranza degli scienziati è quella di individuare il bosone di High, particella responsabile - almeno in teoria - di aver dato massa a tutte le altre.

 
July 25

Il Cavaliere Oscuro

 

Premesso che i miei gusti in fatto di cinema sono oramai noti, premesso che il mondo dei fumetti e dei supereroi è cosa a me cara, premesso tutto questo, posso tranquillamente affermare, a  rischio di risulatare un esaltato esponendomi con certe affermazioni, che l’ultima fatica di Christopher Nolan è un   CAPOLAVORO. Non si tratta infatti semplicemente del degno seguito di Batman Begins (che in confronto è solo un antipasto alla luce di questo film) ma senza dubbio del miglior film di Batman messo su pellicola (pur considerando le diverse scelte stilistiche dei vari registi). Ma dirò di più,  e qui mi rovino,  si tratta probabilmente del miglior  film mai realizzato su un super-eroe ed entra nell'olimpo dei migliori seguiti di tutti i tempi. Lo so, mi staserete prendendo per un esaltato, ma cercherò senza svelare nulla della trama di giustificare queste mie affermazioni.

Premessa necessaria: in Batman Begins il regista Nolan prendeva per la prima volta le redini di una grandissima produzione e la responsabilità di rilanciare un franchise. Per produzioni di tale portata è raro che le major lascino "carta bianca", e in Batman Begins abbiamo assistito di fatto ad un film "in potenza", ossia dove la direzione artistica di Nolan è stata inevitabilmente soggetta a vincoli. Visto poi che il buon Chris ci sa fare , visto il successo di critica e botteghino di Batman Begins, la warner ha saggiamente pensato di mettere  Nolan "al comando" a tutti gli effetti, cosa che si evince anche solo leggendo i credits: è regista,produttore e co-sceneggiatore assieme al fratello Johnathan Nolan (con cui ha scritto Memento e The Prestige, non a caso i suoi film migliori). Come si manifesta tutto ciò in The Dark Knight?

Nolan è semplicemente riuscito ad unire alla perfezione la componente di puro intrattenimento ad una profondità e serietà (psicologica e tematica) mai toccata da un film tratto da un fumetto. Oltre a gestire questo difficile bilanciamento tra intrattenimento ed "impegno" Nolan ed il fratello sono riusciti a gestire alla perfezione anche la presenza di tanti personaggi, tutti con valenza molto pesante all'interno della trama e tutti interpretati in maniera magistrale….(ringraziamo Nolan di aver rimpiazzato Katie – Joey Potter – Holmes con la brava Maggie Gyllenhall). Se Batman Begins era incentrato sul protagonista e le sue origini, qui Batman è l'elemento  scatenante di tutti i personaggi che cavitano attorno alla trama. Già, i personaggi. Si è parlato e si parlerà tanto del Joker di Heath Ledger: devo confessare che i commenti entusiasti che avevo letto mi davano l'impressione di esser stati gonfiati e spinti dal tragico destino dell'attore. Errore, grosso errore. Il joker di heath ledger è per dirla con le parle di Michael Caine ‘Il miglior Villain mai interpretato’ Ledger è davvero straordinario e mattatore della scena (Il gioco di prestigio che fa a inizio film è qualcosa che difficilmente sui dimenticherà).

Ma sarebbe altrettanto un errore far passare inosservate le interpretazioni di tutto il cast: il tormentato e sempre ottimo Bale, il superbo Gary Oldman, la sopresa Aaron Echart…con il suo Harvey Dent, i carismatici Michael Caine e Morgan Freeman. Molto più protagonista rispetto al prequel è la città: Gotham è imponenete, moderna, molto meno "digitale" e quindi realistica. Ci sono inquadrature che tolgono il fiato. Le scene d'azione sono assolutamente spettacolari (il budget si vede!) ed il bello è che questa immensa macchina spettacolare è messa al servizio di una trama e una sceneggiatura di altissimo livello ,nelle 2 ore e mezza di film ne accadono veramente tante di cose (i paragoni che ho letto con Scorsese e Michael Mann non sono fuori luogo!) Infine la regia di Nolan unita alla colonna sonora fanno raggiungere apici di tensione quasi insostenibili. Correte al cinema quindi e per una volta lasciate a casa i pregiudizi sui supereroi…..

 
 
May 04

Gilbert Arenas

Mr. Hibachi

Gilbert Jay Arenas Jr. è nato a Tampa, Florida, ma i suoi tifosi preferiscono chiamarlo semplicemente: “Agent Zero”, dal numero di maglia insolito che il giocatore dei Wizards ha scelto di indossare nell’NBA: il numero #0, appunto. Tutto nasce da un episodio della sua adolescenza: l’allenatore di Gilbert al liceo continuava a ripetergli che ‘zero’ sarebbero stati i minuti che avrebbe trascorso sul campo per Arizona, il college per cui Arenas sognava di giocare. A Washington, i fans dei Wizards hanno anche coniato un altro nickname, intonando con lui "Hibachi", dagli spalti, ogni volta che Gilbert ne mette 2 a canestro. L’espressione è stata inventata dal compagno di Gil, Brendan Haywood, che in spogliatoio, un giorno, prendendo in giro le scarse doti da cuoco di Arenas, gli ha promesso un hibachi in regalo per Natale, riferendosi a quelle padelle giapponesi molti simili ai ‘wok’ che nel Nord America i take–away orientali utilizzano per cucinare il cibo sotto agli occhi degli avventori. Da allora Gilbert, ogni volta che manda a canestro un tiro, grida: “Hibachi!”’….
”Perché non si dica che quando scendo in campo non c’è niente che bolle in pentola!”.



La scalata verso il successo

Quando Gilbert si è dichiarato al Draft NBA 2001, dopo aver disputato due sole stagioni ad Arizona, non era considerato un prospetto dal futuro brillante. Le squadre lo snobbarono per tutto il primo giro del Draft perchè gli mancavano sia i centimetri per essere una shooting-guard pura nell’NBA, sia il controllo di palla e la visione di gioco necessaria per essere una buona point-guard al Piano di Sopra. Senza ruolo definito e con una reputazione tremolante, Gilbert rimase seduto per tutto il primo round imbufalito. Poi i Golden State Warriors chiamarono il suo nome con la prima scelta a loro disposizione nel secondo giro (la 31°). E, a posteriori, anche se i Warriors non hanno vinto molto durante la permanenza di Arenas ad Oakland, Gilbert nelle 2 stagioni a Golden State ha mostrato molto più potenziale del previsto, oltre ad un’innata dose di spettacolo che gli scorre nei polpastrelli, affermandosi tra i migliori giovani talenti della Lega.
Nel 2003, al termine del suo 2° anno nell’NBA, gli viene consegnato il premio come Giocatore Più Migliorato, da mettere in bacheca accanto al premio di MVP del Rookie Game disputato nell’All Star Game del 2003.
Al termine della stagione, Arenas è tra i free-agent più richiesti della lega. Finisce per accasarsi con i Washington Wizards, stando alle voci circolanti, dopo aver letteralmente giocato a testa e croce per decidere tra Wizards, Clippers ed il rinnovo con Golden State.
Nella sua prima stagione ai Washington, Gilbert delude le aspettative, dovendo giocare tutta la stagione con uno stiramento ai muscoli addominali. Ciò nonostante, Arenas risponde l’anno successivo con una stagione da incorniciare. Divide il backcourt con la combo-guard, Larry Hughes, e la coppia diventa quella più prolifica di tutta la lega (2004-2005). Gilbert viene anche chiamato a disputare il suo primo All Star Game.
A Washington guida la squadra a 45 vittorie stagionali e soprattutto al primo viaggio ai playoff dal 1997. Guida le statistiche di franchigia per punti (25.5 a partita) e si piazza 7° assoluto tra i realizzatori NBA, oltre a chiudere con il 6° miglior record assoluto per palle rubate (3.24), poco sotto al compagno Hughes che guida la classifica nella categoria con 3.93 steal a partita.
La sua competitività, il suo modo passionale di stare in campo e una certa non convenzionalità di pensiero e stile di vita lo trasformano nell’eroe di casa per cui tutti tifano a Washington.
In gara 5 del primo turno di playoff, contro i Bulls, Gilbert manda a segno il tiro che lo inserirà di diritto nella storia della postseason NBA: un tiro in sospensione dai 16 piedi, lasciandosi cadere all’indietro, mentre la sirena intona la fine della contesa e regala la vittoria per 112-110 ai Wizards. Washington vince così la prima serie di playoff nella storia della franchigia, perdendo in semifinale contro Miami.



La stagione 2005-06

Arenas si ripete nella stagione 2005-2006, tenendo una media di 29.3 punti a partita (4° miglior record della Lega) e aggiungendoci 2 palle rubate e 6.1 assist ad allacciata di scarpe. Nonostante i traguardi personali però, né i tifosi né gli allenatori NBA lo scelgono per l’ All Star Game 2006. Gilbert riesce ad essere presente solo grazie all’infortunio ai danni di Jermaine O’Neal, ala/centro dei Pacers. Non solo: in seguito all’aggravarsi della salute di un famigliare, la guardia Raja Bell, dei Phoenix Suns, si vede obbligato ad abbandonare la Gara del Tiro da Tre; Arenas lo sostituirà, dando filo da torcere allo specialista Dirk Nowitzki.
Washington, anche nel 2006, afferra i playoff, ma si infrange contro lo scoglio Lebron James dopo un’entusiasmante guerra durata 6 battaglie.  
Nell’offseason, Gilbert fa sapere alla dirigenza Wizards che è disposto a ridursi lo stipendio in modo da lasciar spazio salariale per portare a bordo i giocatori necessari per il definitivo salto di qualità.
“Voglio vincere l’anello con una maglia Wizard indosso, non mi interessa diventare ancora più ricco.”.



La stagione 2006-07

E’ in questa stagione che Arenas si costruisce la reputazione da “clutch player”, vale a dire da giocatore capace di mettere a segno i canestri quando contano.
Il 10 gennaio 2007, Arenas manda a segno sulla sirena un tiro dai 32 piedi che regala la vittoria ai Wizards sui Bucks per 108-105. Due settimane dopo, nel giorno in cui in America si ricorda Martin Luther King, Gilbert mette a segno un’altra tripla decisiva sulla sirena per la vittoria thriller (114-111) contro gli Utah Jazz.  Il 22 marzo con pochi secondi sul cronometro mette a segno un layup che vale la vittoria dei Wizards sui Seattle Supersonics.
Nel 17 dicembre 2006 Gilbert fissa il suo nuovo career high: 60 punti (conditi da 8 rimbalzi e 8 assist) per regalare ai suoi la vittoria sui Lakers, in overtime, allo Staples Center (147-141). In quell’occasione Arenas diventa il Wizard ad aver segnato più punti in singola gara, meglio di quanto aveva fatto Sua Maestà Jordan con la maglia di Washington e meglio del precedente detentore del record di franchigia, Earl Monroe, con i suoi 56 punti realizzati in un’altra vittoria in overtime sui Lakers (1968).
Anche i 16 punti confezionati nel solo tempo supplementare costituiscono un nuovo record NBA, precedentemente detenuto da Earl Boykins con 15 punti realizzati in singolo overtime.
Gilbert, nel corso della stagione, non fa mistero di non aver gradito la propria esclusione dal Team USA in occasione dei FIBA World Championship 2006. Il general manager del Team USA, Jerry Colangelo, e l’assistente allenatore, Mike D’Antoni, si giustificano tirando in ballo i frequenti infortuni di Gilbert, ma diverse dichiarazioni alla stampa fanno piuttosto intendere che i due non erano rimasti soddisfatti dello stato di forma in cui Arenas si era presentato al torneo preliminare.
Gilbert ribatte sostenendo che avrebbe comunque rifiutato la convocazione, visti i pregiudizi degli allenatori, Mike D’Antoni e Nate McMillan, nei suoi riguardi. Dopo di ché, promette il “cinquantello” contro i Phoenix Suns e i Portland Trail Balzers allenati rispettivamente dai due coach. Quando affronta Phoenix manda a segno tiri dopo tiri, sottolineando ogni sua prodezza con lo sguardo alla panchina su cui siedono Colangelo e D'Antoni; arriva anche la vittoria. Contro i Blazers, invece, la promessa viene disattesa. Portland lo asfissia in difesa, tenendo Arenas a soli 9 punti, e i Wizards finiscono per perdere.
Il 30 gennaio Gilbert partecipa al suo primo All Star Game da titolare, grazie ai voti dei tifosi che gli regalano il vantaggio di un soffio su niente po’ po’ di meno che Mr. All Star Game, Vince Carter.
Purtroppo, sul finire della stagione regolare, Arenas si strappa il crociato laterale durante la partita contro i Charlotte Bobcats, quando Gerald Wallace gli rovina addosso involontariamente. I Wizards rimangono orfani di Golden Gil e anche di Caron Butler, faticando a raggiungere i playoff.
Al primo turno i Cavs li travolgono per 4-0.
Nella offseason Arenas ribadisce al Washington Post la propria intenzione di rimanere ai Wizards, ma anche la decisione di avvalersi dell’opzione di free-agent al termine del suo contratto nel 2008…
”Caso mai la dirigenza Wizards non volesse più avere a che fare con me.”.

 
La stagione 2007-08

Arenas disputa solo 8 partite nella stagione 2007-2008, a causa del riaggravarsi dell’infortunio al ginocchio. Tornato ad allenarsi regolarmente nel gennaio 2008, ha fatto il suo rientro sul campo il 2 di aprile contro i Milwaukee Bucks, segnando 17 punti nella sconfitta casalinga per 110-109.
10 giorni prima era scappato dagli spogliatoi infuriato, a pochi minuti dalla palla a due tra Wizards e Pistons, perché i dottori non gli avevano dato il via libera a giocare.
Il 9 aprile, obbligato precauzionalmente a sedere in panchina per non compromettere il ginocchio a pochi giorni dai playoff, ha pensato bene di fare un ingresso a sorpresa in campo, uscendo dagli spogliatoi in uniforme, a  5:30 dalla fine del 1° quarto e supplicando coach Eddie Jordan di farlo giocare. Ha finito per segnare 13 punti, dar via 3 assist, spingendo i Wizards alla vittoria sugli strafavoriti Celtics (109-95).



Riconoscimenti tecnici

Arenas è la tipica guardia dalla mentalità “prima tiro-poi passo”. Il che può non piacere a tutti gli addetti ai lavori. Va detto anche che Gilbert possiede una quantità e una qualità di conclusioni offensive da autentico fuoriclasse. La sua media di quasi 30 punti a partita, raggiunta nella stagione 2005-06, quando era in piena forma fisica, lo testimonia. Si va dalle sue scorazzate concluse con la schiacciata spettacolare, alle penetrazioni con dribbling incontenibili, fino al micidiale tiro dalla lunga distanza. Trattasi anche di ladro di palloni sopraffino; nel 2007 ha chiuso 2° nella categoria con 63 steal complessivi e una media di 2 palle rubate a partita.
La sua media alla voce assist, invece, non è così impressionante: attestandosi a quota 5.4 e senza contare il numero delle palle perse, vera pecca nella sua regia.
Anche la difesa sulla palla potrebbe migliorare, ma quanto a leadership e a giocate decisive nei momenti chiave della stagione, Gilbert non ha nulla da invidiare a nessun altra stella NBA.


Gilbertology

Per raccontare e capire meglio il personaggio Arenas non si può non parlare di “Gilbertology", termine che a Washington e dintorni tutti conoscono. Una sorta di inortodossia congenita fuori e dentro al campo che proprio il suo coach, Eddie Jordan, ha definito come “Gilbertologia”.
“Se qualcuno critica Gilbert perchè si è preso troppi tiri in una gara; in quella successiva Gil è capace di non prendere neppure un tiro per poi tirare 30 volte nella partita successiva. Questo è Gilbert, o meglio questa è la Gilbertologia!”.
Per darvi un’idea, quando era ai Warriors, Gilbert una sera si è così tanto arrabbiato per l’andamento della prima metà di gara da rientrare nello spogliatoio nell’intervallo, farsi una doccia con ancora l’uniforme addosso e poi rientrare in campo come se niente fosse.
Prima di ogni partita deve nascondere l’uniforme ad un compagno per obbligarlo a cercarla.
Il suo ex-compagno ai Warriors, Adonal Foyle, definisce Gilbert un “bizzarro marziano”; Troy Murphy si ricorda ancora di tutte le volte in cui Gilbert ha cosparso di borotalco le ciambelle per poi obbligarlo a consegnarle ai compagni.
A Washington, i compagni sono abituati nel vederlo giocare a poker on line durante gli intervalli di gara (anche se Arenas ha sempre smentito pubblicamente).
Durante le trasferte, spesso preferisce non uscire con i compagni e ritirarsi in camera d’albergo per fare shopping di ogni genere on line, dai prodotti farmaceutici per pulire il colon a stupidi gadget per la casa.
Per sua stessa ammissione, adora sdraiarsi sul divano e addormentarsi davanti alla tv, così come non si pone limiti di cibo, ma in caso di abbuffata passa la notte in palestra per smaltire gli stravizi. Si narra che una volta abbia divorato 12 cheeseburger mentre era in viaggio per il Canada con la squadra.
Nel 2006 ha accettato il ruolo di capitano rifiutato l’anno precedente.
“L’anno scorso neppure io credevo alle cose che dicevo ai miei compagni!”.
Quegli stessi compagni lo hanno ribattezzato "The Black President".
Nella stagione 2003-2004 ha provato ad auto-votarsi per l’All Star Game barattando un paio delle sue scarpe con una scatola di coupon di ballottaggio.
Ad un certo punto della sua carriera, Arenas ha iniziato a passarsi la palla attorno al torace e a fare 3 palleggi prima di tirare i liberi.
“Ho visto un sacco di bambini che copiavano la routine pre-liberi di Richard Hamilton e mi sono detto: “Ehi, che diavolo, devono copiare anche me! Così mi sono inventato questa cosa...”.
Alla partita d’apertura della stagione 2006-07, Gilbert ha fatto il suo ingresso davanti al pubblico di casa con la classica vestaglia con cappuccio dei pugili.
Durante un allenamento ha scommesso $20,000 dollari con il compagno DeShawn Stevenson che sarebbe riuscito a mandare a canestro più tiri da tre da distanza collegiale (19,75 piedi) tirando con un sola mano, di quanti tiri da tre regolamentari sarebbe riuscito a mandare a referto lui, specialista della squadra, tirando con due mani. Su 100 tentativi, Gilbert ne ha convertiti 73 vincendo la sfida con Stevenson.
Poi, uscendo dal campo, mentre DeShawn tentava l’ultimo tiro, ha commentato: “Spero che questo non influisca sulla tua fiducia al tiro domani!”.
Durante l’All Star Game del 2007, un gruppo di intrattenitori vestiti da Elvis stavano riempiendo la pausa time-out saltando sul trampolino  e poi schiacciando a canestro; Gilbert si è alzato dalla panchina, ha preso la rincorsa e ha saltato sul trampolino e poi schiacciato la palla nella retina, davanti agli occhi sbalorditi di tutti i presenti. Più tardi si è scoperto che Shaq aveva scommesso con lui $100,000 dollari, convinto che Glibert non avrebbe avuto il coraggio di fare anche quello. Arenas ha poi devoluto i soldi in beneficenza.
Recentemente, Gil ha reso pubblico il proprio sostegno a Barack Obama.
“Certo che vincerà la corsa alla presidenza; fino a quando mi avrà al suo fianco vincerà. Dopo di ché, potremmo essere co-presidenti. Lui si prenderebbe cura di  questioni delicate come la guerra in Iraq e tutte quelle faccende simili, mentre io mi preoccuperei di tenere occupati gli Americani, distraendoli con le mie trovate.”.
E i racconti di “Gilbertolgia” potrebbero proseguire per sempre…

   
Note personali

•    E’ stato cresciuto dal padre-single, in Florida, dopo che la madre drogata lo ha abbandonato da piccolo.
•    Il suo bisnonno era cubano.
•    Ha due figli.
•    Nell’estate del 2006 Gilbert è stato arrestato a Miami Beach per aver cercato di impedire alla polizia di arrestare un suo compagno, Awvee Storey, colpevole di aver bloccato il traffico.
•    Il 5 gennaio 2007 Arenas ha festeggiato il suo 25° compleanno con un party costato un milione di dollari, presentato da PDiddy e a cui hanno partecipato molte celebrità
•    Gilbert è amico del rapper The Game che gli ha dedicato dei ringraziamenti nel suo secondo album The Doctor’s Advocate.
•    Arenas colleziona uniformi da basket e ne possiede più di 200, tra cui molte rare e autografate.
•    Arenas dona $100 dollari per ogni punto che segna ad ogni partita e che devolve alle aree povere di Washington
•    Ha anche adottato un bambino di 10 anni che ha perso l’intera famiglia in un incendio che ha dilaniato Washington pochi anni fa.
•    Arenas ha le sue “signature sneakers”: le Adidas Gil Zero.

April 10

Lo Spazio film di Lukish....Gone Baby Gone

Torno dopo un po' di interventi a parlare di una mia grande passione,i Film.
Stavolta vi propongo questo recentissimo 'Gone Baby Gone' un film uscito nelle sale il 4 aprile, assolutamente da vedere se non si sa come passare la serata.
 
 
Patrick Kenzie è un bostoniano da sempre e questo gli ha consetito di conoscere così tante persone da fargli decidere di divenire detective privato. Nella professione è aiutato dalla sua compagna Angie Gennaro. Un giorno i due giovani investigatori si vedono contattare perché coadiuvino la polizia nelle ricerche di Amanda, una bambina di quattro anni scomparsa recentemente. Non è però la poco affidabile e tossicodipendente madre Helene a cercarli ma gli zii della bambina. Nonostante la contrarietà del capo della polizia locale Jack Doyle i due si mettono all'opera coadiuvati da due poliziotti che Doyle assegna loro come aiutanti. L'indagine non è facile anche perché finirà con il mettere in gioco delle complesse scelte morali.
Ben Affleck, al suo debutto dietro la macchina da presa fa subito centro con un film di genere che va oltre il genere per affrontare delicati temi legati al rapporto tra adulti e bambini. L'unica pecca del film è il titolo che, somigliando a quello di una canzone che potrebbe essere dei Bee Gees così come dei Platters, rischia di avere un contenuto diverso da quello che invece possiede. D'altronde si tratta del titolo originale di un romanzo scritto da Dennis Lehane che è (oltre che l'autore di quattro storie che hanno al centro Patrick e Angie) colui che ha scritto "Mystic River". Scusate se è poco. Si potrebbe dire che con un autore così alle spalle chiunque avrebbe potuto ottenere un buon risultato ma, purtroppo, diverse esperienze di trasposizioni non riuscite non confortano questa valutazione. Così, lo ripetiamo, onore a Ben Affleck che si è per di più assunto l'onere di offrire un ruolo importante al meno noto fratello Casey affiancandogli dei comprimari come Morgan Freeman ed Ed Harris che possono mettere in difficoltà anche attori molto più rodati di lui.
Invece Casey Affleck e Michelle Monaghan offrono il ritratto di una coppia capace di uscire dagli stereotipi di genere e capace di attraversare una città rivisitata non da troppo tempo sotto l'ottica del malaffare (The Departed) mostrando la complessità del male che si insinua non nei grandi traffici ma davvero sotto lo zerbino della porta accanto.
La stessa inflessione di Affleck nell'originale risulta un misto di determinazione e timidezza, offrendo al personaggio uno spessore insolito. Perché, se è vero che ancora una volta un romanzo di Lehane torna a scavare nell'intimo delle coscienze cercando di leggere il talvolta inestricabile groviglio tra torti e ragioni, a portarlo sullo schermo è un regista che sa scegliere gli attori. Lo si vede, al di là dei nomi citati, nell'interpretazione offerta da Amy Ryan nel ruolo della madre della bambina. Le sue dichiarazioni dinanzi alle telecamere dopo la sparizione della figlia mettono in luce, con una naturalezza difficile da raggiungere al cinema, la profonda povertà materiale e morale della donna mista alla sua ignoranza.
 
February 28

Crimini Macabri

Uno dei pochi film nuovi che son riuscito a vedere ultimamente a causa degli esami è stato '30 giorni di buio'...Che dire del film...carino niente di che ma l'idea dei 2 autori di ambientare una storia di vampiri in alaska è stata quanto mai originale.
Così da bravo cultore di fumetti...o Graphic novel se vogliamo tirarcela un po'...scopro che il film è preso da una storia di quei 2 pazzi che rispondono al nome di Steve Niles e Ben Templesmith.
Mi reco subito dal mio venditore-maledetto bastardo un giorno scoprirò quanti soldi ti ho lasciato giù- di fiducia e cerco questa fantastica storia.Ovviamente l'avevan ristampata visto l'uscita del film ma 10 euro per 60 pagine di una cosa che avevo appena visto....beh diciamo che ci ho ripensato.
Ho chiesto se quei 2 pazzi degli autori avessero scritto altre robette divertenti e il buon venditore mi tira fuori dal cilindro questo volumino da 170 pagine intitolato 'Crimini Macabri. Una storia di Cal McDonald'
 
Cal ha visto tutto, ha fatto tutto… ha sparato, pugnalato, ucciso, mutilato, ha bevuto, sniffato e fumato di tutto. Eppure niente di ciò che ha ferito o ingerito poteva preparare quest’investigatore privato dell’occulto alla inimmaginabile bizzarria che gli si contrappone quando indaga su un avvistamento di un vampiro metropolitano e si ritrova nel bel mezzo di un summit di mostri. Mai gli era capitato di vedere o sentire che i mostri unissero le loro forze volontariamente, cosa che suggerisce a Cal che qualcosa di grosso e minaccioso sta crescendo sotto il cielo assolato di Los Angeles…

Steve Niles continua il suo personale viaggio nel mondo dell’horror e lo fa con un fumetto che ricalca stilemi e topoi dei suoi due titoli precedenti, ivi compresi pregi e difetti.
Crimini macabri rappresenta un buon tentativo di mischiare humor, hard boiled e macabro-weird, e chi ha già letto 30 giorni di notte e Giorni oscuri potrà probabilmente trovare l’intera operazione leggermente risaputa.

La narrazione di Niles ha comunque dei punti forti di indubbia presa: ritmo frenetico, personaggi con i quali è molto facile simpatizzare (Cal McDonald a parte, anche il suo amico e compagno di investigazioni Mo’lok il ghoul è un character davvero riuscito) e inventiva ricchissima per quanto riguarda la trama che sfrutta il “solito” piano di conquista mondiale da parte del cattivone di turno ma aggiunge sufficienti twist e variazioni da continuare a tener desto l’interesse del lettore.

Sufficientemente acidi e splatterosi anche i disegni di Ben Templesmith, che nei credits ringrazia esplicitamente la caffeina per essergli stata di compagnia durante le lunghe notti: in effetti l’abuso di questo eccitante traspare nel tratto dell’artista, nevrotico e aggressivo, forse, va detto, leggermente più a suo agio nelle piacevoli splash page che nelle vignette di raccordo e di dialogo.

Cosa non convince del tutto in questo Crimini Macabri?
Probabilmente proprio la sinergia fra i due autori. Sarebbe interessante vedere Niles fornire suoi testi a qualche altro disegnatore e Templesmith intento a dar corpo allo script di uno sceneggiatore diverso. I problemi sono da rintracciarsi in particolar modo nelle scene d’azione che risultano di lettura non chiara, spesso l’eccessiva frammentazione del montaggio impedisce al lettore una comprensione totale di quanto accade sulla pagina e, avendo sempre visto i due autori all’opera in team, non è ben chiaro su chi dei due possa ricadere la colpa.

Intendiamoci, ho fra le mani un volume dove ogni due secondi spunta fuori un vampiro, un lupo mannaro o qualche altra immonda bestiaccia ed è sempre un piacere immenso. Lettura comunque consigliata, che piacerà sia a chi non ha visionato le opere precedenti di questo duo sia a chi si è ormai affezionato alla factory Niles-Templesmith.

Chiude il volume una short story sempre con Cal McDonald protagonista.
Introduzione punk del guru Rob Zombie, ‘nuff said!